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Maurizio Minghella: chi è il “Mostro di Genova”
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Maurizio Minghella: il “Mostro di Genova” che tornò a uccidere durante la semilibertà

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La storia di Maurizio Minghella, il serial killer condannato per gli omicidi commessi tra Genova e Torino: la prima condanna, la semilibertà e i delitti riemersi grazie al Dna.

Maurizio Minghella è uno dei nomi più inquietanti della cronaca nera italiana. Nato a Genova nel 1958, è stato indicato per anni come il “Mostro di Genova” e poi come il killer delle prostitute, dopo una lunga serie di delitti commessi tra la Liguria e il Piemonte.

La sua storia giudiziaria fa paura soprattutto per un passaggio: dopo una prima condanna all’ergastolo per omicidi compiuti alla fine degli anni Settanta, Minghella ottenne la semilibertà. Di giorno poteva lavorare fuori dal carcere, la sera doveva rientrare. Proprio in quel periodo, secondo le sentenze e le ricostruzioni investigative, tornò a colpire.

Maurizio Minghella: i delitti a Genova e la prima condanna

La prima stagione criminale risale al 1978. Minghella, allora poco più che ventenne, venne collegato a una serie di omicidi avvenuti nel Genovese. Le vittime erano giovani donne, aggredite con estrema violenza e strangolate. Tra loro c’era anche una ragazza di appena 14 anni, dettaglio che rese il caso ancora più sconvolgente per l’opinione pubblica.

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Polizia – newsmondo.it

L’arresto arrivò nel dicembre dello stesso anno. Nelle indagini ebbero peso anche elementi tecnici e una perizia grafologica collegata a un tentativo di depistaggio. Minghella confessò alcuni delitti, poi ritrattò, ma venne condannato all’ergastolo. Per anni restò in carcere, fino al passaggio alla semilibertà e al trasferimento a Torino.

La semilibertà, Torino e le nuove vittime

A Torino Minghella lavorava come falegname in una comunità di recupero e rientrava in carcere la sera. All’apparenza sembrava aver costruito una vita ordinata. In realtà, tra la fine degli anni Novanta e il 2001, nuove donne furono aggredite e uccise nel Torinese.

Il caso decisivo fu quello di Florentina “Tina” Motoc, giovane donna trovata morta nel 2001. Gli investigatori arrivarono a Minghella anche attraverso il telefono della vittima, i tabulati, gli elementi raccolti nella sua abitazione e i riscontri sul luogo del ritrovamento. Nel 2003 venne condannato all’ergastolo per l’omicidio di Tina Motoc e a 30 anni per quelli di Fatima H’Didou e Cosima Guido.

Negli anni successivi il suo nome riemerse anche per il delitto di Floreta Islami, uccisa a Rivoli nel 1998. Il caso fu riaperto grazie alle nuove analisi genetiche su una sciarpa usata per strangolare la vittima. Nel 2020 la Cassazione confermò un’ulteriore condanna a 30 anni.

La vicenda di Maurizio Minghella resta una delle più gravi della cronaca italiana: un uomo già condannato per omicidio, tornato a uccidere mentre godeva di benefici penitenziari, lasciando dietro di sé una scia di vittime e interrogativi pesanti sul controllo dei detenuti più pericolosi.

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ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2026 12:44

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